NASpI 2026: dimissioni per giusta causa delle vittime di violenza
NASpI e dimissioni per giusta causa: novità per le vittime di violenza e atti persecutori
NASpI e dimissioni per giusta causa: quando le vittime di violenza hanno diritto alla disoccupazione
In linea generale, chi si dimette volontariamente perde il diritto all’indennità di disoccupazione NASpI.
La normativa prevede però alcune importanti eccezioni, tra cui le dimissioni per giusta causa, cioè quando il lavoratore è costretto a interrompere il rapporto di lavoro a causa di situazioni particolarmente gravi che rendono impossibile la prosecuzione dell’attività lavorativa.
Negli ultimi chiarimenti forniti dall’INPS viene affrontato un tema di grande rilevanza sociale: la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di violenza o di atti persecutori.
La novità introdotta dall’INPS
L’INPS ha chiarito che anche le vittime di violenza di genere o di atti persecutori (stalking) possono avere diritto alla NASpI qualora siano costrette a rassegnare le dimissioni per tutelare la propria incolumità.
Il principio si fonda sull’articolo 2119 del Codice Civile, secondo il quale la giusta causa ricorre quando non è più possibile proseguire, neppure temporaneamente, il rapporto di lavoro.
Secondo il Ministero del Lavoro, tale situazione può verificarsi anche quando gli episodi di violenza provengano da soggetti estranei all’ambiente lavorativo, purché incidano concretamente sulla possibilità di continuare a svolgere l’attività lavorativa.
Quali situazioni possono essere riconosciute
Non ogni episodio di violenza determina automaticamente il diritto alla NASpI.
Occorre dimostrare che gli atti persecutori abbiano prodotto conseguenze tali da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.
Ad esempio, possono assumere particolare rilevanza:
- stalking persistente;
- molestie durante il tragitto casa-lavoro;
- minacce che compromettono la sicurezza personale;
- situazioni che incidono in modo significativo sull’equilibrio psicofisico della vittima.
L’obiettivo è dimostrare che la scelta di dimettersi non sia stata libera, ma imposta dalla necessità di salvaguardare la propria sicurezza.
È necessario dimostrare il collegamento con il lavoro
Uno degli aspetti più importanti evidenziati dall’INPS riguarda il cosiddetto collegamento funzionale.
Le violenze o gli atti persecutori devono infatti impedire concretamente al lavoratore di raggiungere o svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza.
Solo in presenza di tale collegamento le dimissioni possono essere considerate effettuate per giusta causa e consentire l’accesso all’indennità di disoccupazione NASpI.
Quale documentazione potrebbe essere richiesta
Attualmente l’INPS non ha pubblicato un elenco ufficiale dei documenti da allegare alla domanda.
Sarà quindi fondamentale fornire tutta la documentazione utile a dimostrare le circostanze che hanno determinato le dimissioni, come eventuali provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, denunce, certificazioni o altra documentazione idonea.
È possibile che nei prossimi mesi l’Istituto fornisca ulteriori indicazioni operative.
Come richiedere la NASpI
Chi ritiene di trovarsi in una situazione riconducibile alla giusta causa può presentare domanda di NASpI entro i termini previsti dalla normativa.
Prima dell’invio è consigliabile verificare attentamente la documentazione disponibile e valutare se sussistono tutti i requisiti richiesti dall’INPS, così da evitare ritardi o richieste di integrazione.
Conclusione
Le recenti indicazioni dell’INPS rappresentano un importante passo avanti nella tutela delle vittime di violenza, riconoscendo che anche situazioni esterne all’ambiente lavorativo possono rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.
Ogni caso dovrà comunque essere valutato singolarmente sulla base delle circostanze concrete e della documentazione disponibile.
Se hai dubbi sul tuo diritto alla NASpI o desideri una verifica della tua posizione, è consigliabile richiedere una consulenza prima di presentare la domanda.


